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torino auricoloterapia

Auricoloterapia Torino

Un po' di storia sull'auricoloterapia...

La moderna auricoloterapia nasce grazie alla intuizione del medico francese Paul Nogier (1908-1996) che aveva osservato come alcuni sui pazienti, provenienti dalla Corsica, riportavano delle cauterizzazioni a livello del padiglione auricolare; questi erano stati “trattati” da una guaritrice, madame Barin Casalta che risolveva in tal modo sciatalgie ribelli. Incuriosito Nogier indagò nella storia della medicina per scoprire precedenti fini terapeutici relativi all’orecchio e riscontrò innumerevoli testimonianze di pratiche simili da Ippocrate ai giorni nostri. Sperimentò quindi i vari punti dell’orecchio scoprendo che in esso sono contenute le rappresentazioni delle innervazioni dei vari organi e apparati in modo tale da individuare nel padiglione auricolare l’immagine di un feto a testa in giù. Successivamente gli studi e le ricerche in tale campo furono proseguite dai medici ricercatori Renè Kovacs e Renè Bourdiol ma solo negli ultimi anni, grazie alla nuove tecniche di neuroimaging cerebrale, è stato possibile provare le corrispondenze intraviste tra i punti auricolari e le strutture somatiche e neurologiche. E’ stato il prof. David Alimì, neurofisiopatologo e direttore dell’insegnamento di Auricoloterapia dell’università di Parigi, (allievo di Kovacs) a dimostrare la corrispondenza delle mappe auricolari con le strutture superiori. In particolare, con uno studio pubblicato nel 2002, ha dimostrato che la stimolazione sensitiva del punto del pollice auricolare corrisponde, alla Risonanza magnetica funzionale, alla stimolazione sensitiva del pollice in nove pazienti su dieci. Nel 2011 l’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) ha riconosciuto le sue cartografie come modello.

Che cos'è l'auricoloterapia?

Il padiglione auricolare ha una innervazione privilegiata mediante la quale è collegato al cervello in modo bidirezionale: vale a dire che in questi nervi (a differenza di tutti gli altri) lo stimolo o informazione viaggia nei due sensi, dal cervello al padiglione auricolare e, dal padiglione auricolare al cervello. Per questo motivo il padiglione auricolare usufruisce di un continuo scambio di informazioni con il cervello stesso, oltre che con organi e apparati periferici; si può dire che la storia clinica del paziente “è scritta” sul padiglione dell’orecchio. Agendo su punti specifici auricolari, che sono la rappresentazione delle stazioni nervose da cui dipende la patologia in atto, il terapeuta manda un messaggio al cervello che stimola il cervello ad agire, al fine di ristabilire la migliore omeostasi organica. Ogni padiglione auricolare è paragonabile alla tastiera di un computer ed è collegato all’hard-disk cioè all’emisfero cerebrale opposto; digitando sulla tastiera, cioè stimolando punti specifici del padiglione auricolare, è possibile agire sui filtri del dolore, se questo è presente, stimolare le zone cerebrali implicate nel processo patologico ed indurre il cervello a ristabilire equilibrio negli organi malfunzionanti.
E’ necessario quindi stabilire una diagnosi precisa e sapere quali sono i circuiti neurofisiologici implicati per inviare al cervello il messaggio giusto che permetta il miglioramento del quadro clinico e/o la guarigione. Una tecnica terapeutica eccezionale che permette di poter dialogare con il cervello a patto di conoscere il suo linguaggio: la neurofisiologia!

Come si effettua una seduta di auricoloterapia

La seduta è preceduta da attenta valutazione della storia clinica del paziente compresa la visione delle indagini strumentali eventualmente eseguite; successivamente vengono esaminati entrambi i padiglioni auricolari. L’esame visivo permette di evidenziare particolari segni correlabili alla patologia in causa; nel frattempo il terapeuta ha già stabilito il protocollo terapeutico adatto al caso, e può verificare se i punti auricolari da stimolare sono dolenti. Infatti quando evidenziano uno stato patologico della zona del corpo che vi corrisponde, la pressione diretta sui punti provoca dolore; questa pressione viene eseguita utilizzando un “palpeur” che è uno stiletto dotato di punta smussa. Viene quindi spiegata al paziente la procedura della metodica e richiesto di firmare il consenso informato al trattamento. L’auricoloterapia può essere effettuata utilizzando aghi (di acciaio, sterili monouso) posti in modo estemporaneo sul padiglione auricolare: questa metodica si preferisce per esempio in caso di dolori acuti e il tempo di posa è di 30/45 minuti. Si possono altresì utilizzare aghi detti a “semipermanenza” (sterili monouso di 3mm) che restano in loco per alcuni giorni e che cadranno da soli, dopo aver svolto la loro funzione terapeutica. La stimolazione dei punti, in ogni caso, è sempre preceduta da accurata disinfezione del padiglione auricolare con alcool etilico a 90°. E’ necessario che il paziente non abbia orecchini e/o piercing che quindi devono essere rimossi preferibilmente il giorno precedente la seduta e, non più applicati fino al termine del ciclo di trattamento. A questo proposito un consiglio è quello di mantenere il più possibile i padiglioni auricolari liberi da qualsiasi cosa che li perfori da parte a parte, poiché ciò può interferire con la funzionalità del punto coinvolto.

Quanti trattamenti sono necessari?

Nella maggior parte dei casi, specie se si tratta di un problema cronico, sono necessari almeno tre trattamenti (ciclo di induzione) seguiti, eventualmente, da trattamenti di richiamo e/o mantenimento ogni tre/quattro mesi a seconda del problema. I trattamenti del primo ciclo in genere si effettuano a distanza di tre/quattro settimane l’uno dall’altro.

Cos'è la Crioterapia?

La crioauricoloterapia è invece una tecnica relativamente recente, messa a punto dal Prof. Alimì: si utilizza un particolare strumento chiamato criopuntore che per mezzo di uno stimolo puntiforme, ottenuto con l’iniezione di azoto liquido, procura una micro-lesione superficiale da freddo sul punto trattato (ago crionico). Tale tecnica ha una efficacia simile alla stimolazione fatta con aghi e libera il paziente dal fastidio di dover tenere gli aghi semipermanenti infissi nell’orecchio per diversi giorni. Se la stimolazione avviene con il criopuntore, al termine della seduta il paziente avrà una sensazione di calore locale più o meno intensa (a seconda del numero di punti stimolati) che regredirà nel giro di circa mezz’ora. Nei giorni seguenti, solo in alcuni casi, e comunque non a livello di tutti i punti stimolati, potrà comparire una piccola “crosticina” che cadrà da sola.

Per quali patologie l'auricoloterapia può dare benefici?

L’auricoloterapia è in grado di intervenire su qualsiasi patologia per sconfiggerla o attenuarla. Le vie per favorire la guarigione dei vari organi sono rappresentate dalle numerose strutture nervose centrali e periferiche, ma è comunque nel cervello che avviene la vera azione terapeutica. Tra le principali patologie che possono giovarsi di questa tecnica ci sono per es.: dolori osteoarticolari, reumatici, nevralgici o traumatici acuti o cronici, tendiniti, sciatalgie, cefalea, herpes zoster, gastroduodenite, ipertensione lieve, ansia, depressione, stanchezza cronica, disturbi del sonno, allergie. E’ utile nella preparazione e recupero da interventi chirurgici, arreca miglioramenti nelle sequele da accidenti cerebrovascolari, nel Parkinson associata alla terapia farmacologica di cui permette una certa diminuzione dei dosaggi. Infine è molto efficace per combattere nausea, vomito, mestruazioni dolorose, disturbi della menopausa ma anche per aiutare a dimagrire e smettere di fumare.

Ci sono controindicazioni all’auricoloterapia?

L’unica vera controindicazione è la mancanza di una diagnosi certa. A parte la sensazione lievemente fastidiosa, solo momentanea, che può provocare in alcune persone più sensibili, è praticamente priva di effetti collaterali. Lo stato di gravidanza non è una controindicazione a patto di non stimolare alcuni punti, analogamente altri punti sono da evitare in caso di patologia tumorale e di diabete. La puntura del padiglione auricolare è controindicata quando lo stesso è interessato da un processo infiammatorio.



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